Indignati contro Orbán, ma la protesta non è all’altezza

 

 Massimo Congiu, BUDAPEST, 18.11.2014 “Il Manifesto”

Ungheria. Mobilitazione a Budapest, ma con polemiche all'interno dell'opposizione: troppi slogan e pochi argomenti. Critiche alla Casa bianca per il presenzialismo sospetto dell’incaricato d’affari all’Ambasciata Usa

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La manifestazione di lunedì scorso a Budapest

 © Reuters

 

Lunedì oltre 10.000 per­sone hanno par­te­ci­pato a Buda­pest alla «gior­nata dell’indignazione» orga­niz­zata per pro­te­stare con­tro la cor­ru­zione e l’aumento delle impo­ste. Anche in que­sta occa­sione l’iniziativa è stata pro­mossa da gruppi della società civile cri­tici verso il governo gui­dato da Vik­tor Orbán. Il pas­sa­pa­rola è avve­nuto attra­verso i net­work sociali che da tempo costi­tui­scono uno stru­mento di pro­te­sta e di mobi­li­ta­zione degli ambienti attivi nella denun­cia delle poli­ti­che dell’esecutivo che l’opposizione defi­ni­sce antidemocratiche.

I par­te­ci­panti, sem­plici mani­fe­stanti ed espo­nenti di una decina di orga­niz­za­zioni sin­da­cali, si sono riu­niti di fronte al palazzo del Par­la­mento per testi­mo­niare il loro dis­senso nei con­fronti di un ese­cu­tivo giu­di­cato auto­ri­ta­rio e col­pe­vole di iso­lare il paese. Occorre dire che l’iniziativa ha lasciato scon­tenti diversi soste­ni­tori delle pro­te­ste anti­go­ver­na­tive. Ieri diversi arti­coli e inter­venti effet­tuati sui net­work sociali da parte di rap­pre­sen­tanti degli ambienti pro­gres­si­sti e libe­rali che da anni cri­ti­cano Orbán e il sistema di potere da lui creato, hanno espresso insod­di­sfa­zione per come si è svolta la mani­fe­sta­zione. In par­ti­co­lare è stato stig­ma­tiz­zato il basso livello degli inter­venti dal palco, troppo pieni di slo­gan e poveri di con­te­nuti, carat­te­riz­zati da attac­chi al governo for­mu­lati in modo gros­so­lano e non tale da coin­vol­gere real­mente i pre­senti e costruire un più ampio con­senso alla cri­tica nei con­fronti dell’esecutivo.

In que­sto modo, secondo gli autori degli arti­coli e dei post scritti e dif­fusi per lamen­tare que­sto stato di cose, non si può costruire un’opposizione popo­lare vera­mente inci­siva e cre­di­bile. Troppe le frasi fatte, troppo gra­tuiti i ter­mini “goliar­dici” che a quanto pare sono risuo­nati nella serata di lunedì davanti all’edificio dell’Assemblea nazio­nale. Così, per strada e sui social net­work, c’è chi, da soste­ni­tore del par­tito di governo, prov­vede a scre­di­tare i mani­fe­stanti e a sot­to­li­neare la scar­sità di argomenti.

«Poco abi­tuati alla cri­tica poli­tica e non in grado di usare la piazza», così si sin­te­tizza negli ambienti vicini all’opposizione. Intanto, ulti­ma­mente, il botta e rispo­sta tra Buda­pest e Washing­ton risulta essere in primo piano rispetto ai con­flitti esi­stenti da tempo fra l’esecutivo unghe­rese e l’Unione euro­pea. Di recente le auto­rità ame­ri­cane hanno negato il visto di ingresso ad alcuni per­so­naggi dell’establishment unghe­rese, tra essi fun­zio­nari gover­na­tivi sospet­tati di cor­ru­zione. Per il centro-sinistra si tratta di un grave monito nei con­fronti di un governo anti­de­mo­cra­tico che si è messo dalla parte di Putin nella crisi ucraina. I ver­tici ame­ri­cani hanno di recente espresso cri­ti­che severe nei con­fronti dell’esecutivo gui­dato da Orbán per i suoi metodi «repres­sivi» nei con­fronti delle Ong che non accet­tano la poli­tica del governo e per lo scarso impe­gno nella lotta alla corruzione.

Le auto­rità magiare rispon­dono che gli Usa sono male infor­mati su quanto accade in Unghe­ria e stig­ma­tiz­zano la pre­senza dell’incaricato d’affari all’Ambasciata ame­ri­cana, Andre Goo­d­friend, alla prima mani­fe­sta­zione con­tro la tassa sull’uso di Inter­net. Quest’ultimo è stato defi­nito un agi­ta­tore, un agente della Cia, dall’europarlamentare Fidesz Tamás Deu­tsch. Ma anche qual­che osser­va­tore legato agli ambienti pro­gres­si­sti ha ini­ziato a cri­ti­care le appa­ri­zioni pub­bli­che di Goo­d­friend a ini­zia­tive orga­niz­zate dall’opposizione. Una cosa scon­ve­niente, è stato fatto notare, in quanto il per­so­nag­gio rap­pre­senta uffi­cial­mente un paese terzo.

Diversi esperti fanno comun­que notare quanto le mani­fe­sta­zioni svol­tesi ulti­ma­mente siano il segno di un mal­con­tento sem­pre più ampio nei con­fronti dell’esecutivo.